Accordo ENEA-CNEL: una firma per rafforzare il ruolo delle comunità energetiche

Le Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) stanno entrando in una fase nuova. Il tema non è più soltanto quanta energia condivisa si riesca a produrre o quanti incentivi pubblici si possano attivare. Il punto, oggi, è capire se le comunità energetiche possano diventare una vera infrastruttura sociale dei territori, capace di tenere insieme decarbonizzazione, servizi, coesione e sviluppo locale. È proprio in questa direzione che si colloca l’accordo interistituzionale firmato il 1° luglio 2026 da ENEA (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile)  e CNEL (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro).

L’intesa, firmata dalla presidente di ENEA Francesca Mariotti e dal presidente del CNEL Renato Brunetta, non introduce un nuovo incentivo né cambia direttamente il quadro normativo delle CER. Il suo significato è un altro: mettere insieme competenze tecnico-scientifiche, lettura socio-economica dei territori e capacità di proposta istituzionale per rafforzare le Comunità Energetiche Rinnovabili come modello di sviluppo locale e non solo come strumento energetico.

Comunità Energetiche Rinnovabili: che cosa cambia con l’accordo ENEA-CNEL

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L’accordo prevede quattro direttrici molto chiare. La prima è il rafforzamento delle CER come strumento della transizione energetica, con basi tecnico-scientifiche più solide e maggiore radicamento sociale ed economico. La seconda è la valorizzazione del riciclo dei RAEE collegati alle CER, cioè dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche, visti come tassello strategico di economia circolare. La terza è la realizzazione di iniziative congiunte per diffondere cultura della sostenibilità ambientale e dell’energia green. La quarta è un contributo di ENEA alla Relazione CNEL sui servizi pubblici, mettendo a disposizione competenze tecnico-scientifiche e analisi a supporto delle politiche del settore.

Questa impostazione dice già molto. Le comunità energetiche non vengono trattate come una semplice somma di impianti e utenze, ma come dispositivi territoriali che possono produrre energia condivisa e, allo stesso tempo, generare servizi, inclusione e nuove forme di organizzazione locale.

Perché l’accordo ENEA-CNEL conta davvero per le CER

L’accordo conta perché prova a costruire una cornice più solida attorno alle comunità energetiche. ENEA porta competenze tecnico-scientifiche e strumenti di osservazione. CNEL porta capacità di lettura socio-economica, confronto tra parti sociali e produzione di indirizzi utili al livello istituzionale. Insieme, i due enti provano a fare una cosa che finora è mancata spesso nel dibattito sulle CER: trattarle come un pezzo di politica industriale e territoriale, non solo come una misura energetica.

Il punto, quindi, non è chiedersi soltanto se le CER cresceranno ancora. Il punto è iniziare a trattarle per quello che possono davvero diventare: una nuova infrastruttura sociale dei territori, capace di tenere insieme sostenibilità ambientale, innovazione tecnologica, partecipazione, risparmio, economia circolare e coesione sociale.

FAQ sulle CER e sull’accordo ENEA-CNEL

Che tipo di accordo hanno firmato ENEA e CNEL?
È un accordo interistituzionale, non un nuovo incentivo. Serve a promuovere le CER con un approccio tecnico, sociale e territoriale.

Che cosa prevede l’accordo ENEA-CNEL sulle CER?
Prevede promozione delle CER, valorizzazione del riciclo dei RAEE, iniziative comuni sulla sostenibilità ambientale e un contributo di ENEA alla Relazione CNEL sui servizi pubblici.

Perché questo accordo è importante per le comunità energetiche?
Perché sposta il focus delle CER oltre il solo incentivo pubblico, mettendo al centro governance, finanza, ruolo dei territori, povertà energetica e sviluppo locale.

Come approfondire il tema delle CER?
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